L’omaggio di Cittanova e dell’Arma dei Carabinieri al Vice Brigadiere Rosario Iozia

Cittanova ha ricordato il Vice Brigadiere Rosario Iozia Ucciso il 10 Aprile 1987 mentre, libero dal servizio, tentava di fermare dei malviventi armati di fucile. L’Amministrazione comunale ha espresso con una delibera la volontà di intitolare la sala convegni del Polo solidale per la legalità “Francesco Vinci” alla memoria del Vice Brigadiere una volta che sarà acquisita la necessaria adesione dell’Arma dei Carabinieri.

Di seguito il video del toccante discorso del comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Giancarlo Scafuri, che ha preso la parola durante la messa in suffragio del vice brigadiere Rosario Iozia, il 10 aprile scorso, alla Chiesa matrice di Cittanova. Un discorso che ha avuto una eco notevole sui media nazionale per l’alto valore civile delle parole espresse: «La ‘ndrangheta è un tumore maligno».

Ecco alcune immagini della giornata:

Questo il resoconto della giornata nell’articolo di Ferdinando Milicia su Approdonews:

CITTANOVA – «La ’ndrangheta uccide, ha strappato ad una madre un figlio che dopo trent’anni ancora lo piange. Signori insegnanti, spiegate bene cosa è la ’ndrangheta non abbiate paura di dire questa parola. Oggi in chiesa non l’ha detta nessuno». È duro il monito del comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Giancarlo Scafuri, che prendendo la parola durante la messa in suffragio del vice brigadiere Rosario Iozia, ucciso dalla criminalità organizzata il 10 aprile del 1987 in contrada Petrara a Cittanova, non risparmia nessuno.
La chiesa Matrice è piena all’inverosimile, tante le autorità militari, civili e religiose della provincia reggina. Ma i banchi della navata erano occupati soprattutto dai tanti alunni della scuola elementare dell’istituto comprensivo “Diomede Marvasi” di Cittanova. E il colonnello tenendo in mano la cornice, con dentro la fotografia del carabiniere assassinato, alza la voce. Un fuori programma che lascia tutti di stucco.
E come uno schiaffo dà la sveglia alle coscienze sopite dalla retorica della celebrazione. «Non bisogna avere paura a pronunciare la parola ’ndrangheta» dice con vigore Scafuri. E ancora. «Siete giovani -rivolgendosi agli studenti –  siete bravi, siete tutti ragazzi perbene. Qui siete accompagnati dai vostri insegnanti. Bene, questo è Rosario». Il colonnello rialza la foto incorniciata e la fa vedere nuovamente a tutti i presenti invitandoli ad alzarsi per rispetto al caduto. «La ‘ndrangheta – tuona ancora l’ufficiale dell’Arma – è un tumore maligno è questi sono i risultati. Rosario, ucciso a 25 anni. Un ragazzo che non ha avuto la possibilità di crescere dei figli».
La reazione energica del comandante è dovuta probabilmente alle lettere che gli studenti hanno letto in memoria del vice brigadiere trucidato dalla ‘ndrangheta trent’anni fa, ma non solo. Prima del suo intervento, infatti, come da prassi, hanno ricordato la figura del carabiniere leggendo dei pensieri. Si sono sentite riecheggiare parole come «criminalità, criminali, mafia» ma l’espressione ’ndrangheta non è risuonata nella chiesa affollata.
Una bacchettata rivolta a tutti e in particolare agli insegnanti. Il colonnello Scafuri non è nuovo a queste prese di posizioni forti e decise. Anche nel corso della commemorazione, avvenuta la scorsa settimana, dei due carabinieri uccisi a Razzà aveva scosso le coscienze parlando di uno dei problemi sociali più rilevanti del momento: l’indifferenza.
Quella indifferenza che a volte ci porta a girarci dall’altra parte quando qualcosa non va. Cosa che i carabinieri Condello, Caruso e Iozia non hanno fatto. Ad officiare la messa il cappellano militare don Aldo Ripepi e don Pino De Masi. Alla cerimonia hanno preso parte la signora Anna Monaco, madre del brigadiere Iozia, ed i suoi familiari, l’onorevole Angela Napoli, il presidente del Tribunale di Palmi, il sindaco del comune di Cittanova e Taurianova tutte le altre autorità locali civili e militari, le rappresentanze dell’Associazione nazionale carabinieri e dei militari in servizio alla compagnia carabinieri di Taurianova e i comandanti delle stazioni carabinieri delle Piana.
Dopo la cerimonia religiosa i presenti si sono spostati in contrada Petrara, luogo dove il militare è stato barbaramente ucciso. Qui sono stati posati dei cuscini di fiori e una corona di alloro sulla lapide a memoria del sottoufficiale. Il vice brigadiere Rosario Iozia è stato ucciso il 10 Aprile 1987, mentre tentava di fermare dei criminali ’ndraghetisti armati di lupara che attraversavano le campagne circostanti.
I FATTI
Rosario Iozia era giunto alla Stazione di San Giorgio Morgeto il 3 giugno 1985, ed in virtù delle qualità professionali e di carattere dimostrate, il 27 agosto successivo, appena venticinquenne, era stato trasferito alla Squadriglia di Cittanova, quale Comandante. Nonostante la sua giovane età, si distinse da subito per la serietà, l’equilibrio e la correttezza del suo operato, sempre improntato all’imparzialità, alla rettitudine ed allo spirito di sacrificio.

Già a seguito di complesse indagini e servizi a lui delegati, era stato infatti menzionato sull’ordine del giorno del Comando dell’allora Legione Carabinieri di Catanzaro, per l’arresto di due malviventi ed il sequestro di quasi due chilogrammi di marijuana. Anche per il sequestro di Angela Mittica di Oppido Mamertina, ultimo verificatosi nella zona, aveva fattivamente contribuito ad impedire la fuga dei malviventi, fino a determinare la liberazione della giovane sequestrata.
Per tale azione, il 10 aprile 1988, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri si era recato in Località Zomaro, agro del Comune di Cittanova e centro dell’Aspromonte, per consegnare un premio ai militari dalla Squadriglia di Cittanova, di cui aveva fatto parte il vice brigadiere Iozia all’epoca del sequestro.
Il sottufficiale alle ore 19.00 circa del 10 aprile 1987, in Località Petrara del Comune di Cittanova, mentre percorreva libero dal servizio la Strada Provinciale diretta a Polistena, all’uscita di una curva notava alcuni individui che attraversavano un uliveto armati di fucili a canne mozze. Da ottimo conoscitore dei luoghi e delle persone che gravitavano in quelle zone, intuiva subito ciò che si era presentato alla sua vista, arrestava la marcia della propria autovettura, impugnando la pistola d’ordinanza si poneva all’inseguimento di quei malviventi.
Non appena il militare si qualificava ed intimava loro di fermarsi, questi non esitavano a rivolgere le loro armi contro di lui, esplodendo due colpi di lupara e consentendogli di rispondere solo con un colpo della sua pistola. L’evidente disparità delle forze che si erano contrapposte, si rivelava fatale per che cadeva esanime sull’asfalto dopo essere stato attinto da numerosi colpi di varie armi da fuoco.La valorosa azione ha determinato la concessione della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria del V. Brig. Rosario Iozia.

Questo il messaggio dell’Amministrazione comunale:

L’Amministrazione Comunale, a nome dell’intera comunità cittanovese, ricorda con commozione e gratitudine il supremo sacrificio del Vice Brigadiere Rosario Iozia, ucciso il 10 Aprile 1987 mentre, libero dal servizio, tentava di fermare dei malviventi armati di fucile. Nel giorno in cui l’Arma celebra la triste ricorrenza, la civica amministrazione di Cittanova partecipa, con immutata emozione, alla commemorazione di una delle numerose vittime delle forze dell’ordine  cadute contrastando la criminalità organizzata.
Il Vicebrigadiere Rosario Iozia, alla cui memoria fu assegnata la Medaglia d’Argento al Valor Militare, anche a distanza di tanti anni dal tragico evento, rappresenta un fulgido esempio, soprattutto per le giovani generazioni, di eroe silenzioso che ha offerto il più alto contributo nella lotta per il trionfo della legalità.
Nel momento triste del ricordo va espresso l’apprezzamento per l’Arma dei Carabinieri, nel suo complesso, per il messaggio che quotidianamente trasmette alle comunità attraverso l’affermazione di valori irrinunciabili come il senso del dovere, il rispetto delle istituzioni e il nobile sentimento dell’altruismo.
Un pensiero grato ed affettuoso per i familiari ed i congiunti di Rosario Iozia, vero uomo dello Stato che ha contribuito, con il suo sacrificio, a farci capire la nostra terra può risorgere ed il riscatto è possibile se se tutti insieme, facciamo il nostro piccolo-grande dovere di cittadini dello Stato.